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Il 28 Giugno 2013 nel comune beneventano di PIETRAROIA con il Format TV "PICCOLA GRANDE ITALIA"

Storia del PAESE:
Non tutti gli studiosi sono concordi sull’origine e sulla derivazione (etimologia) della parola “Pietraroja”. La tesi più accreditata è quella secondo la quale tale nome deriverebbe dal colore rosa del marmo (pietra rosa, da cui “Pietraroja”) che si trova sul costone di Sud-Est del “Palombaro”, e non nella località “Fucina”, come erroneamente è stato scritto tante volte.

La località “Fucina” è situata ad Est del centro abitato di “Pietraroja”, al di sotto della strada che porta a Morcone, mentre il “Palombaro”, che è la parte orientale del Monte Mutria (1.823 metri sul livello del mare), si trova a Nord, sulla destra della strada panoramica Sud-Matese che porta a “Bocca della Selva”.

Dalla strada, guardando verso l’alto, si può addirittura vedere il luogo dove una volta furono estratti alcuni blocchi di marmo rosa, che furo no utilizzati, tra l’altro, per la costruzione degli altari dell’attuale Chiesa dell’Assunta.
Il colore rosa del marmo di “Pietraroja” è quasi uguale a quello della pietra di cave di Vitulano. Non si continuò l’estrazione del marmo per le difficoltà, all’epoca, di raggiungere il luogo: lontano dalla strada, con forte dislivello rispetto ad essa e su un costone piuttosto ripido ed impervio. Successivamente furono anche posti vincoli di difesa paesistico-ambientale ed il discorso di estrarre il marmo fu definitivamente chiuso. Tornando alla località “Fucina”, in essa non esiste alcuna pietra di colore rosa, ma solo modesti giacimenti di scisti bitumosi di colore scuro, talvolta usati come combustibile, scavandone piccole quantità con un piccone, come ricorda Domenico Falcigno, Sindaco, a tempo pieno e molto impegnato del suo amato paesello dal 1970 al 1985, con numerose ed importanti opere realizzate (strade comunali e rurali, elettrodotti, acquedotti, il moderno palazzo del municipio, ecc.).
In base a quanto ha lasciato scritto lo storico Strabone (64 a.C.-20 d.C.), invece, il nome “Pietraroja” deriverebbe da “petra ruens” (pietra che scorre), forse in relazione ad alcuni movimenti franosi, come quelli che ancora oggi interessano certe zone di “Pietraroja”. Questa derivazione del nome “Pietraroja” trova d’accordo anche il sottoscritto, e ciò anche in considerazione del fatto che, pronunciando il nome “Pietraroja” nel dialetto dei comuni della zona, si ottiene un espressione che richiama molto quella latina (petra ruens). Nei testi medioevali il nome “Pietraroja” viene riportato con qualche variazione: “Pietraroyce”, “Petraroja” “Pietraroja” è sicuramente un paese antichissimo. Sulle sue origini si è scritto che esso deriverebbe da un piccolo villaggio sannitico di oltre 2.000 anni fa, fondato in seguito alla distruzione dell’antica città di “Telesia”, intorno all’85 a.C., da parte del console romano Lucio Cornelio Silla, che volle punire non solo “Telesia” ma anche altri centri sanniti, che avevano appoggiato Caio mario proprio contro Silla nella guerra per la conquista del potere di Roma. Parte dei telesini scampati alla morte, cercarono rifugio verso Nord, sui monti del Matese, dove fondarono il piccolo villaggio (la prima Pietraroja) nella zona attualmente denominata “Case Vecchie”, lungo il bosco del “Feo”, che è una zona piuttosto distante, e in basso, dall’attuale centro abitato. Essa si trova alla sinistra del monte “Torbido” (ovviamente spalle alla sorgente), tra la contrada “Valli”, “Fontana Falcigno” (Costa d’gl’aucègli) e giù verso “Fontana Iannotti”. In essa si trovava il vivaio forestale della Comunità Montana del Titerno, trasferito a Cerreto Sannita nell’inverno 1995/1996. Al “Feo” si arriva dalla strada provinciale Cusano Mutri-Pietraroja, percorrendo la strada comunale per “Case Varrone”.
Può essere importante rilevare che lo storico Strabone, nato circa 20 anni dopo la distruzione di “Telesia” (85 a.C.), quasi certamente andò, all’età di 30 anni circa, a visitare le rovine di quest’ultima e che, evidentemente, per averlo scritto, seppe dove si erano rifugiati (a “Petra Ruens”) parte dei telesini sopravissuti, che, per sfuggire alle ire di Silla, che la voleva sterminare, si rifugiarono su questi monti e fondarono la prima “Pietraroja”. Distrutto il villaggio della località “Case Vecchie”, lungo il bosco del “Feo”, da una calamità naturale (non si sa bene se terremoto o alluvione), ne fu costruito un altro (la seconda Pietraroja) molto più in alto e parecchio distante dal “Feo”, tra le località “S. Anna” e “Castello”, dove si trova parte dell’attuale centro abitato.

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