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“La città più bella d'Italia? San Leo: una rocca e due chiese.”

Con questa esaltazione dell'essenzialità, Umberto Eco loda e descrive in un pugno di parole il borgo di San Leo, abbarbicato su un balzo di roccia della Valmarecchia, nell'ultimo lembo di Emilia-Romagna tra Toscana, Marche e Repubblica di San Marino.

Planiamo sull'area a volo d'uccello e partiamo dall'origine.
Il termine Montefeltro trae origine da “Mons Feretri” che alcuni studiosi individuano come derivante da Giove Feretrio, divinità a cui era dedicato un tempio che sorgeva sul masso dell’attuale San Leo. In questa città, fra il VI e VII secolo, venne insediato il primo vescovo a capo della circoscrizione ecclesiastica denominata, appunto, del Montefeltro.

La storia di questo territorio è quella delle accanite contese fra la famiglia dei Malatesta, Signori di Rimini e dei duchi di Montefeltro, a cui seguirono le numerose scorribande medicee e della famiglia dei Della Rovere, fino al dominio diretto dello Stato Pontificio.

La particolare morfologia del luogo, con i suoi sorprendenti speroni di roccia che si stagliano sulle colline, ha favorito fin dal Medioevo, il sorgere di interessi particolari proponendo, entro brevi distanze, domini e orientamenti politici fra loro opposti. Sommando la tenace autonomia amministrativa con la vivace morfologia del territorio, si crearono le condizioni per la costruzione delle numerose fortificazioni che, ancora oggi, coronano le creste rocciose delle colline, ispirazione primigena dei paesaggi di Piero della Francesca.

La nostra visita prende avvio dal Duomo, il più alto esempio d'architettura medievale del Montefeltro. Importante testimonianza romanico-lombarda, l'edificio sorge su un podio di roccia, una protuberanza del masso leontino consacrato ai riti sacri sin dall'epoca preistorica.

Assolutamente da non perdere: il Forte rinascimentale abbarbicato sul possente masso calcareo di San Leo, con le pareti perimetrali scoscese e perpendicolari al suolo. La morfologia del territorio costituisce di per sé una fortezza naturale che fu sfruttata sin dai tempi dell'Impero romano.
Luogo di avvistamento e di controllo, la fortezza fu teatro di aspre contese tra Bizantini, Goti, Franchi e Longobardi.
Berengario II, ultimo re del regno longobardo d’Italia, venne qui stretto d’assedio da Ottone I di Sassonia, tra il 961 e il 963. In questo periodo la fortezza assunse il ruolo di Capitale d'Italia.

Feudo dei Montefeltro nella metà dell'XI secolo, la fortezza fu espugnata dai Malatesta di Rimini nel Trecento e successivamente ripresa dai Duchi di Urbino. La storia ricorda l'ardita scalata della Rocca del giovanissimo Federico da Montefeltro, avvenuta nel 1441.

L'attuale costruzione rappresenta l'evoluzione della rocca medievale, trasformata per resistere ad assalti sempre più violenti. L'antica struttura, composta da semplici torri quadrangolari fu rimpiazzata da possenti contrafforti in grado di reggere, e rispondere, all'offensiva dell'artiglieria pesante.

Dal 1631 la Fortezza venne adattata a carcere. Nelle celle, ricavate dagli originari alloggi militari, furono imprigionati Felice Orsini e l'alchimista palermitano Cagliostro, il cui fantasma sembra aleggi ancora nelle segrete stanze della vasta costruzione militare.

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