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Tra le nebbie della pianura, posta su un lembo di terra all'estremo limite orientale della Provincia di Ferrara, l'Abbazia di Pomposa appare improvvisamente, annunciata dal suo svettante campanile.

Per comprendere l'importanza di Pomposa e della sua collocazione, è necessario compiere un piccolo sforzo di immaginazione.

Il primo insediamento benedettino sorse nel VI secolo in quella che era l'Insula Pomposia, una lingua di terra circondata da due rami del Po e protetta dal mare.
Un'isola sulla quale l'avamposto benedettino svolse il ruolo di presidio del territorio, di punto di approdo e di rifugio nel cuore di una vasta area paludosa, boschiva e infestata dalla malaria.

Fu dopo il Mille che l'Abbazia di Pomposa conobbe la sua stagione di maggior splendore: il centro monastico accolse personaggi illustri tra ai quali spicca Guido d'Arezzo, il monaco che per primo codificò la scrittura musicale basata sul sistema delle sette note.

Nelle sale del monastero e sotto le navate dell'antica chiesa di Santa Maria è possibile respirare, quasi inalterata, l'atmosfera del tempo.

La chiesa abbaziale, edificata tra l'VIII e il IX secolo, si ispira al modello delle basiliche ravennati.
L'interno, suddiviso in tre navate, è attraversato da due file di colonne sormontate da elaborati capitelli. Il vero gioiello è però il pavimento a mosaico realizzato in differenti epoche, decorato con elementi geometrici, cerchi concentrici, elementi fitomorfi e figure animali.
Geometrie in sintonia con i toni degli affreschi che ornano le pareti della navata centrale, di scuola bolognese trecentesca.

Per comprendere la connessione tra Pomposa e le grandi città adriatiche - Ravenna prima e Venezia poi - basta dare uno sguardo al campanile: con i suoi 48 metri di altezza era un vero e proprio punto di riferimento per chi, in passato, si trovava a percorrere la via delle paludi.
Eretto nel 1063 dall'architetto Deusdedit è diviso in nove moduli che, procedendo dal basso verso la sommità, presentano finestrelle sempre più ampie. Un dettaglio che conferisce alla struttura uno slancio verso l'alto e una leggerezza tutta particolare, nonostante la solidità dell'impianto romanico.

La connessione con le rotte del vicino mare è confermata dalla presenza di rarissimi inserti ceramici provenienti dai paesi mediterranei, incastonati nella struttura stessa della torre campanaria.

Sulle note del monaco Guido, l'Abbazia di Pomposa attende il pellegrino quieta e immutata nei secoli.

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